Coronavirus: crollano le prenotazioni verso l’Italia. Ma la crisi colpisce nel resto del mondo

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Allarme della Iata che chiede lo stop alle regole attuali: l’80% delle fasce orarie usate per decolli e atterraggi devono essere utilizzate, pena la decadenza l’anno successivo. Quasi il 50% dei passeggeri non si presenta all’imbarco in diversi aeroporti nel mondo. Una compagnia operativa nel nostro Paese ha visto praticamente azzerate le prenotazioni e visto crescere di ora in ora le richieste di rimborsi. Lufthansa riduce i voli

ROMA – Non è più solo un allarme, ma una certezza: le compagnie aeree soffrono e, a causa del coronavirus, stanno perdendo cifre record, mai registrate in passato. Per questo la Iata, associazione del settore che rappresenta quasi il 90% delle linee aeree mondiali, chiede di bloccare le attuali regole (molto stringenti) sugli slots. Questo perché le “bande” di decollo e partenza, fasce orarie che permettono ad ogni compagnia di effettuare voli, devono sottostare a una modalità di utilizzo che rischia di far saltare l’intero sistema mondiale e, questa la denuncia, di sicuro almeno il 43% del totale dei voli passeggeri che partono da 200 slot.

Le norme attuali sugli slot

Oggi, infatti, le cosiddette regole della “slot allocation” impongono ai vettori l’operatività di almeno l’80% delle fasce orarie disponibili. Il mancato utilizzo degli slots fa sì che nella stagione successiva, e quindi l’anno prossimo, si perdano i diritti di volo da quell’aeroporto in una determinata fascia oraria non utilizzata, magari per colpa delle mancate prenotazioni e degli aerei vuoti. La Iata, per questo chiede di soprassedere queste norme almeno fino ad ottobre 2020, permettendo una riallocazione delle strategie delle compagnie in base alle richieste dei clienti.

Crisi gravissima non solo in Italia

L’associazione rende noti dei dati tragici per il settore. Il più grave riguarda direttamente il nostro Paese: una compagnia con base in un hub “importante” che muove passeggeri da e per l’Italia, ha perso tutte le prenotazioni, crollate fino allo zero e visto alzare le richieste di rimborsi a livelli record. Altri esempi colpiscono, senza distinzioni, grandi e piccole linee aeree: una (non meglio specificata) compagnia ha subito in questi giorni un calo del 26% dei voli rispetto allo scorso anno. Quasi un terzo in meno.

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Il caso Lufthansa

Le compagnie, dunque,si adeguano alla crisi tagliando voli, in particolare verso il nostro Paese: dopo American e Delta anche la Tukish ha annullato le partenze verso il nostro Paese. Lufthansa, Swiss e Austrian Airlines, in queste ore, hanno deciso di estendere fino al 24 aprile la sospensione dei voli tra Germania, Svizzera, Austria e Cina continentale mentre i voli per Teheran rimarranno sospesi fino al 30 aprile. Inoltre, le compagnie aeree del gruppo tedesco stanno riducendo le frequenze aggiuntive nella loro rete di collegamenti da e verso Hong Kong e Seul (Corea). I voli tra Monaco e Hong Kong saranno sospesi tra il 6 marzo e il 24 aprile. Tra il 5 marzo e il 24 aprile alcune frequenze saranno cancellate anche sulle rotte da Francoforte e Monaco per Seul. Ma ci sono brutte notizie anche per il nosro Paese che per Lufthansa, è il secondo mercato mondiale dopo gli Usa con 40 mila paseggeri al giorno: a marzo è previsto un riassetto per le tratte su Milano, Venezia, Roma, Torino, Verona, Bologna, Ancona e Pisa. Swiss è pronta a ridurre le frequenze dei voli da e per Firenze, Milano, Roma e Venezia fino alla fine di aprile. Austrian Airlines sta riducendo del 40% il programma di voli verso l’Italia a marzo e aprile. Ciò include la riduzione delle frequenze dei voli sulle rotte da Vienna a Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Eurowings, infine, sta riducendo i suoi voli da e per Venezia, Bologna e Milano fino all’8 marzo.  Anche Brussels Airlines ha deciso di ridurre i suoi voli per Roma, Milano, Venezia e Bologna del 30 percento fino al 14 marzo. EasyJet è pronta a ridurre del 12% i voli mentre resiste Ryanair che mantiene intatti i voli (semivuoti). La compagnia greca Aegean, invece, permette il cambio gratuito dei voli prenotati fino al 20 marzo: le prenotazioni da qui al 20 potranno essere spostate fino al 20 ottobre.

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I passeggeri non si presentano agli imbarchi

Ma tornando al caso sollevato dalla Iata, ci sono molti vettori che vedono crescere i casi di “no show” ovvero l’assenza di passeggeri prenotati e previsti per i voli: quasi la metà dei clienti non si presentano all’imbarco e non solo in Italia o in Europa. E’ il segnale di un panico diffuso che colpisce senza distinzioni in tutti i Continenti. Le compagnie, ovviamente reagiscono tagliando personale, aerei e rinviando acquisti, assunzioni e procedendo a ferie forzate e giornate non pagate di libertà.

fonte:repubblica.it

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