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ruffa sulle case vacanze del Comune di Milano, assolta l’ex assessora della giunta Moratti Mariolina Moioli

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Assolta con formula piena: si chiude così il processo di primo grado in corso a Milano nei confronti dell’ex assessora comunale Mariolina Moioli. Era accusata  di aver utilizzato illecitamente i fondi pubblici destinati alla tutela dell’infanzia e ai centri estivi di Palazzo Marino, per lei la procura aveva chiesto 6 anni. Condannato invece a quattro anni (la richiesta era di sette anni) il suo co-imputato Patrizio Mercadante, ex dirigente del settore Infanzia del Comune. Nel processo, durato quattro anni, c’erano in tutto otto imputati per peculato, corruzione, truffa e falso.

Durante la requisitoria il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano aveva detto di Moioli, assessora alle Politiche sociali durante il mandato da sindaco di Letizia Moratti: “Era una potenza e la stessa giunta aveva un potere straordinario in quel periodo in cui la destra e Berlusconi governavano il Paese e forte anche di quel ‘potere’ ha messo in piedi un sistema di ‘arraffamento’ per depredare le casse pubbliche”.

I fondi destinata all’infanzia, per l’accusa, sarebbero stai utilizzati, attraverso “progetti inesistenti” e con “gare truccate o senza gare”, per “finalità private” come le spese “per la campagna elettorale” di Moioli e anche dell’allora sindaca Moratti (mai indagata nell’inchiesta perché inconsapevole degli illeciti). Secondo l’accusa, sarebbero usciti dalle casse comunali, tra il 2010 e il 2012, circa un milione e mezzo di euro. “Tutti questi progetti – ha spiegato ancora il pm – non erano che pezze giustificative per poter depredare le casse pubbliche”. Lo stesso procuratore aggiunto ha spiegato che su questa vicenda bisogna mantenere “ferma l’indignazione”.

Anche l’avvocato Maria Rosa Sala, che rappresenta il Comune di Milano parte civile, si è associato alla “forte indignazione” del pm, mentre Rosario Minniti, legale di Moioli (presente in aula), ha spiegato che nel processo (che vede al centro i reati di peculato, corruzione, truffa e falso) mancano le prove a carico dell’ex assessore. Dal pm, a suo dire, sono arrivati solo “messaggi pubblicitari, slogan e non devono entrare, poi, le categorie di destra e sinistra in un palazzo di giustizia”. Alla lettura della sentenza Moioli è scoppiata in lacrime: “Hanno rubato anni della mia vita”.

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