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Caccia al pallone sonda “fai da te” abbattuto dai temporali mentre “catturava” comete

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Un pallone sonda per analizzare le polveri cosmiche è precipitato nell’Astigiano. “La missione è salva all’80 per cento – spiega il responsabile Roberto Aliberti, imprenditore immobiliare appassionato di astronautica e membro dell’associazione Piloti Virtuali – Siamo comunque soddisfatti. Purtroppo la sonda è incappata in una cella temporalesca che ha messo fuori uso il gps”. La spedizione è stata organizzata dal gruppo Turin Space Activity e dall’associazione Piloti Virtuali Italiani.
L’obiettivo della missione Stardust Gamma Ray, nata non da costosissime basi spaziali ma dalla passione di un gruppo di amici è raccogliere le polveri della stella cometa Swift-Tuttle che passa non troppo lontano dal sole ogni 130 anni e che sfiora la terra ogni anno durante le notti “Preseidi”, tra metà luglio e la seconda metà di agosto. Il pallone sonda è partito il 28 luglio, alle 13.25 dall’avio superficie di Cà Matilde, a Carmagnola. L’atterraggio era previsto in un prato vicino ad Asti ma il maltempo ha scombinato i piani della missione. I responsabili ora lanciano un appello: “Chiunque la ritrovasse è pregato di contattarci. Sarà riconosciuta una ricompensa”.
La sonda ha raggiunto la stratosfera come previsto. “Abbiamo i dati digitali che ci sono arrivati dalla sonda ad un altezza di 20.900 metri – spiega Aliberti – Arrivata a 32mila metri ha incontrato delle celle temporalesche che secondo le previsioni avrebbe dovuto evitare perché si sarebbero dovute verificare tre ore prima. Ma nonostante questo ha continuato a trasmettere i dati”. E’ esploso il pallone per l’atterraggio, come previsto, ma poi la sonda si è imbattuta in una nuova cella temporalesca che le ha dato il colpo di grazia. L’ultimo segnale del gps la segnalava a 11 chilometri e 700 metri dal luogo di atterraggio. “Alle 3.30 a 2400 metri deve essere successo qualcosa e abbiamo perso il segnale del gps”. La zona di ricerca è circoscritta tra Settime e Mombarone, in una zona boschiva.
“Abbiamo a disposizioni tutti i dati digitali che la sonda ha mandato fino all’ultimo, ma vorremmo recuperare la sonda, non solo per lo strumento ma perché contiene altri dati che vorremmo analizzare». Sulla sonda, infatti, era stato spalmato uno specifico gel capace di intrappolare le polveri delle stelle, particelle nanometriche due volte più piccole di un capello che Aliberti e i suoi colleghi vorrebbero analizzare con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. “Sapevamo che imprevisti del genere avrebbero potuto accadere. Siamo comunque molto soddisfatti”.

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