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La resistenza azzurraMa Salvini telefonaa Berlusconi per uscire dall’angolo

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ROMA «Rossi? Come Foa. Uno vale l’altro». Maurizio Gasparri, come Giorgio Mulè, come altri esponenti di Forza Italia, rispondono nello stesso modo a chi chiede se sono pronti a far convergere i loro voti su un nuovo candidato, dopo il possibile, ma non scontato, fallimento di Marcello Foa. Perché la questione non ha a che fare con il profilo più o meno sovranista, più o meno euroscettico, più o meno filoputiniano o trumpiano, meno o molto meno filomattarelliano, del candidato alla presidenza della Rai. Il profilo non conta, per ora. Perché «è il metodo che non va». In sostanza, spiegano da Forza Italia, «la Lega non ci ha consultati: così non si fa».

Il presidente di garanzia
Naturalmente non è solo una ripicca tra parenti (la famiglia del centrodestra, formalmente, è ancora in piedi). Perché il metodo è davvero importante, visto che a capo della Rai si dovrebbe eleggere un «presidente di garanzia». E non si tratta di un desiderio pio dell’opposizione, ma di una regola matematica: il candidato votato dal consiglio di amministrazione, per potere entrare in carica, ha bisogno di un voto della commissione di Vigilanza con una maggioranza dei due terzi. Dunque, Lega e M5S non bastano. Servono i voti di Forza Italia o del Pd o di entrambi.

La spaccatura interna
Ma la questione del «metodo» è anche un alibi. Perché è noto come una parte di Forza Italia, da Licia Ronzulli a Niccolò Ghedini, parteggi per un accordo con la Lega e per un voto a Foa. E un’altra parte, che fa capo a Gianni Letta, stia invece in posizione più cauta, cercando di ottenere qualche vantaggio, in termini di presidenze o di vicepresidenze, nella partita più ampia delle reti e dei telegiornali. La formula «non ci hanno contattati», dunque, si può tradurre anche con «non votiamo gratis il vostro candidato».
Per tutta la giornata la posizione di Forza Italia è stata ferma. Gasparri la spiega così: «Non so se è stata presunzione o volontà di rottura, ma la Lega ha sbagliato a non confrontarsi. Quanto toccò a noi, proponemmo Petruccioli, parlando con la sinistra».
L’ipotesi della non partecipazione al voto di Forza Italia, come del Pd, viene presentata come un modo per evitare l’accusa salviniana di «intelligenza con il nemico». Ma avrebbe anche un’altra spiegazione. Il voto in Vigilanza è segreto. E Salvini sarebbe convinto di avere un esponente dem e alcuni azzurri pronti a votare per il suo candidato. Circostanza non difficile da credere, vista la spaccatura di Forza Italia. Quanto basta a convincere i vertici dell’opportunità di evitare tentazioni a eventuali «traditori».

La telefonata

Ma la situazione è in continua evoluzione. Salvini — che dice di essere ancora in ottimi rapporti con il Cavaliere — ha chiamato Berlusconi ripetutamente nel corso della giornata di ieri. Il capo della Lega ha cercato di convincere l’alleato: «Come fai a votare contro uno dei tuoi, insieme al Pd?». E il leader di Forza Italia ha replicato: «Io non ho nulla contro Foa, ma alcuni dei miei non vogliono votarlo».
Michele Anzaldi, del Pd, teme che si voglia usare «la gabola del presidente anziano»: «Sarebbe gravissimo se Foa, bocciato, rimanesse pro tempore come presidente e non si dimettesse». Secondo Anzaldi, a Berlusconi conviene tener duro: «Con un presidente di garanzia, l’opposizione potrebbe mettersi di traverso alle nomine sgradite». Il presidente di garanzia non può essere né Foa né Rossi. Da tempo si parla di Giovanni Minoli, ma non è escluso che escano altri nomi.

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