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Effetto Salvini, chiude il River “ Sgombero senza alternative”

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Le famiglie nomadi: “ Trattati come animali”. In serata forzato il blocco, un agente ferito


Jaga, 19 anni, stringe tra le braccia Guido, l’ultimo dei nove fratelli, nato solo un mese fa. Sdraiata su un materasso di gomma piuma steso sotto l’unico spicchio d’ombra di via di Tenuta Piccirilli, osserva i cancelli sbarrati del campo. La casa che non c’è più. “Abitavo qui da quattro anni — racconta la ragazza — prima stavo al campo de La Cesarina (sgomberato nel settembre del 2013, ndr), poi al centro in via Visso, a San Basilio”.

Il via vai di auto delle forze dell’ordine alza nuvole di polvere lungo il budello sterrato che separa via Tiberina dall’ingresso dell’ex villaggio attrezzato per i rom più virtuoso di Roma, sgomberato a sorpresa ieri, con 24 ore di anticipo rispetto alla data fissata dalla Corte europea, che aveva congelato la chiusura fino a oggi, accogliendo il ricorso presentato dall’associazione 21 luglio.

“La polizia mi ha spintonata e tirata per capelli — accusa Clarissa Dimitru, 26 anni — hanno spruzzato anche lo spray urticante”. La municipale smentisce: “Le operazioni si sono svolte in maniera del tutto pacifica, è tutto registrato: i filmati saranno consegnati in procura”.
In serata arriva il pronunciamento di Strasburgo circa il ricorso presentato tra tre ospiti del campo che si erano opposti all’evacuazione per ragioni di salute: l’atto è legittimo.

“Legalità e tutela dei diritti delle persone. Con questi principi prosegue la nostra azione per il superamento dei campi rom — esulta la sindaca Virginia Raggi su Facebook — la Corte europea ci dà ragione, perché gli abbiamo offerto un alloggio alternativo, l’operazione è corretta”. Una vittoria tutta politica, dopo il patto siglato mercoledì scorso con Matteo Salvini al Viminale.

Da lì prende le mosse la scelta della sindaca di firmare l’ordinanza di sgombero del camping a causa di un’emergenza igienico-sanitaria “talmente elevata da mettere a rischio l’incolumità delle persone “. Adesso lo spiazzo esterno al campo è il nuovo campeggio della disperazione, simbolo “del fallimento del piano comunale per il superamento dei campi rom”, protestano i rappresentanti delle opposizioni presenti sul posto.

“Questo sgombero viola palesemente i diritti umani”, afferma il segretario dei Radicali, Riccardo Magi. Con lui il collega Riccardo Capriccioli, il consigliere comunale di Sinistra per Roma, Stefano Fassina, i capogruppo dem in consiglio comunale Giulio Pelonzi e al XV municipio, Daniele Torquati. Invece di assicurare ragionevoli condizioni sanitarie — dice Pelonzi — hanno creato un’ulteriore emergenza sociale”. Il presidente del Pd, Matteo Orfini, attacca: “Raggi è una bugiarda seriale, l’Ue non ha legittimato lo scempio: ieri è stato uno sgombero, c’è stata una deportazione”.

Il Campidoglio fa sapere che 44 persone hanno accettato la presa in carico presso il circuito di accoglienza (altre 25 “stanno valutando”), rinforzato con ulteriori 70 posti approntati ad hoc nell’hub in via Ramazzini, a Monteverde, per non separare i nuclei familiari. Altri posti letto sono disponibili nei centri d’accoglienza in via Toraldo, a Torre Angela, in via Di Sacco Pastore. Inoltre 14 persone sono ripartite per i paesi di origine, 5 stanno per farlo e 10 hanno accettato il rimpatrio volontario assistito.

Diverse famiglie però, visitati i moduli in via Ramazzini, hanno voltato le spalle e sono tornati in strada. “Sono andata a Monteverde — racconta Adriana Staicu, 36 anni, 4 figli, uno disabile — nella casetta con noi c’erano dei barboni. Io non voglio vivere così”. Adriana lavora come donna di servizio per le famiglie di Roma Nord. La figlia Elena, 19 anni, “fa la cameriera in un bar di Termini”. Mario, il figlio 16enne, frequenta un corso di avviamento al lavoro: “Voglio fare il parrucchiere — sospira — adesso come faccio? Ci hanno proposto di tornare in Romania, ma lì non abbiamo nulla. Io sono nato qui, non voglio spostarmi”. Adesso resiste sdraiato su una rete sgangherata, circondato da 20 bambini che gridano “razzisti/ razzisti” a favore di telecamera. Un operatore della cooperativa Isola Verde, che gestiva il servizio di accoglienza nell’insediamento, è corso sul posto: “Invitiamo la cittadinanza a portare acqua, cibo, tende — invoca Vincenzo Speranza — non possiamo abbandonarli”.

In serata ancora tensione. Un gruppo di nomadi, almeno cento, ha sfidato il servizio d’ordine ed è riuscito a rientrare nell’accampamento durante il temporale. Un agente della municipale è rimasto contuso. Stamattina poi è iniziata l’opera di smantellamento dei moduli abitativi che vengono portati via uno a uno da un tir.

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