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Mafia, scacco al clan Casamonica: 37 arresti tra Roma e Reggio Calabria

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Operazione dei carabinieri. A capo del gruppo Giuseppe Casamonica e Domenico Spada, il pugile amico del senatore 5Stelle Emanuele Dessì a cui stamane è stata sequestrata la palestra di Marino


ROMA – Colpo al clan Casamonica. È di 31 arresti e sei persone al momento ricercate il bilancio di una maxi operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Roma. I militari stanno eseguendo tra la Capitale e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza 37 misure cautelari in carcere, emesse dal gip di Roma su richiesta della locale Dda. Sono ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico di droga, estorsione, usura, commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine è partita prima ancora dei funerali show di Vittorio Casamonica in una chiesa gremita a piazza Don Bosco nell’agosto del 2015. Per 14 dei 37 arrestati l’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso (416bis) ed è la prima volta per il clan Casamonica. Tra loro c’è il pugile e campione italiano Domenico Spada, detto Vulcano, la cui palestra, frequentata dal senatore 5Stelle Emanuele Dessì, eletto nel collegio di Latina, è stata sequestrata stamane all’alba dai carabinieri del gruppo Frascati, diretti dal colonnello Stefano Cotugno.

Ci sono storie di vessazioni, ricatti, violenza nell’ordinanza firmata dal procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino, in cui la paura che le vittime avevano della famiglia Casamonica ha avuto la meglio sulla denuncia. Non solo boss e affiliati bussavano alle porte degli usurati chiedendo interessi per prestiti lievitati a cifre astronomiche, ma da quelle stesse persone si presentavano anche per avere “un contributo per le spese mediche della famiglia”. E le vittime pagavano, negando poi con i carabinieri di aver mai avuto contatti con quella famiglia. “Preferisco pagare in silenzio che avere problemi con quelli”, ha detto al telefono un uomo al figlio, senza sapere di essere intercettato dai militari.

Il nome Casamonica evoca paura “quella è gente con cui non si scherza”. “Nessuno viene a bussare dove sto io”, definiva così il suo impero Giuseppe Casamonica. Per gli inquirenti è lui a capo dell’organizzazione. Uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione ha scontato l’ultimo periodo della pena in un buon retiro, una comunità di recupero all’insegna “dell’amore come terapia e come senso della vita” vicino a Fiuggi. Una decisione dei giudici di sorveglianza, che l’hanno ritenuto un semplice tossicodipendente

Lui, detto Bitalo, però anche da detenuto ha continuato a coordinare le attività e a inviare ordini. A reggere l’organizzazione in sua assenza, secondo la procura di Roma,  è Liliana, la sorella più grande. In vicolo di Porta Furba lei è un punto di riferimento, provvede alla riscossione dei crediti e fa da contabile, mantiene i rapporti con gli avvocati. Era già stata arrestata per aver segregato l’ex cognata minacciando di sfregiarla con l’acido e di portarle via i piccoli.

Dalle prime luci dell’alba, circa 250 carabinieri del Comando provinciale di Roma, con l’ausilio di unità cinofile, un elicottero dell’Arma e del personale dell’8° reggimento Lazio, sono impegnati fra Roma e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza per eseguire le 37 misure cautelari in carcere, emesse dal gip di Roma su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di persone accusate di avere costituito e preso parte all’associazione mafiosa denominata “clan Casamonica”.

Gli arrestati sono anche ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, concessione illecita di finanziamenti ed altro, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

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