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Rifiuti a Roma, smaltimento a orologeria contratto in scadenza e gare deserte

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L’accordo da 300 mila tonnellate è a termine. Ama punta ora al bando Ma la situazione in strada resta critica


Rifiuti, rifiuti e ancora rifiuti. Sacchi di materiale di ogni tipo che dilagano in strada, ancora più maleodoranti per le temperature dell’estate. Sono il regalo dei tre giorni di ponte nella capitale: San Pietro e Paolo, con 1.600 operatori al lavoro invece dei 4.000 in campo nei giorni feriali, sabato, considerato semifestivo, con 2.000 netturbini, e domenica, con i soliti 1.600, la metà assunti tra il 2008 e il 2010, obbligati per contratto, l’altra metà su base volontaria, pagati con straordinario.

Non sono certo le condizioni migliori per svuotare tutti i cassonetti di Roma. E infatti, ancora ieri, in tanti quartieri, l’Ama non era riuscita a togliere i pesanti accumuli. La domenica lavorata come un feriale, inserita nel piano industriale dell’Ama in epoca Marino, è solo un lontano ricordo. La nuova gestione è passata all’estremo opposto: dare un premio agli operatori che non si ammalano, per combattere l’assenteismo che in azienda è ancora pari al 15%.

Intanto Roma soccombe tra i rifiuti. E la situazione potrà ancora peggiorare. Infatti il 7 luglio scadrà il contratto con l’Ati, l’associazione temporanea di imprese, che si porta via 300mila tonnellate di rifiuti all’anno dai due impianti di trattamento meccanico biologico di Ama, quello di Rocca Cencia e quello del Salario. Qui ogni anno entrano 318.400 tonnellate di spazzatura indifferenziata.

Dopo la lavorazione nei due tmb le tonnellate diventano 300mila ( 70mila di fos, frazione organica stabilizzata, 60mila di cdr , combustibile da rifiuti, e 170mila di scarti) che l’Ati con Sogliano Ambiente capofila e con dentro anche Era di Bologna, porta in Emilia e in Lombardia, al costo di 145 euro a tonnellata. Ebbene, da sabato questo contratto non sarà più in essere. Vuol dire che i 52 Tir che ogni giorno partono da Roma per trasferire i rifiuti non saranno più in servizio.
Una situazione esplosiva, che in 24 ore porterà i due tmb di Ama, già strapieni, al collasso, con tutto quello che ne consegue: camion in coda per svuotare i loro carichi nella pancia del tmb, perché non c’è spazio, operai costretti con la ruspa sopra le montagne di spazzatura a movimentare i rifiuti, passaggi non più regolari per lo svuotamento dei cassonetti.

Di tutto questo processo i romani vedono solo il risultato finale: i cumuli di sacchi maleodoranti in strada, i topi, i gabbiani e le cornacchie che ci banchettano.
Non è che Ama non si sia posta il problema. E infatti aveva già lanciato un bando, che però è andato deserto. Ora ne sta preparando un altro. Le carte sono pronte negli uffici di Roma Capitale per essere sottoposte al vaglio dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Ce la faranno a lanciare il bando entro sabato?

Perché solo con la gara bandita sarà possibile, come prescrive la legge, andare in affidamento diretto, appunto nelle more del bando. E naturalmente i costi saranno molto più alti rispetto ai 145 euro a tonnellata, perché il mercato viaggia a 160-170.
E poi c’è tutto il discorso del cosiddetto “tal quale”, cioè il rifiuto indifferenziato, che non riesce ad essere trattato nè nei tmb di Ama nè in quelli di Cerroni per mancanza di spazio. Da dieci giorni Ama deve gestire le 70mila tonnellate all’anno che Austria e Germania non prendono più per fine contratto, e dal 1 luglio anche quelle che per breve tempo ha accettato la Puglia. A ottobre scadrà anche il contratto con l’Abruzzo, che porta via da Roma 180 tonnellate al giorno, mentre i contratti con la Rida Ambiente di Aprilia ( 140 tonnellate al giorno) e con la Saf di Frosinone ( 100 tonnellate al giorno) dureranno per tutto il 2018.

A fronte di questa situazione Ama e Campidoglio puntano sul nuovo porta a porta per incrementare la differenziata. Ma finora il nuovo modello è stato introdotto soltanto al quartiere Axa di Casalpalocco, dove vivono appena 10mila persone, e al Gretto, con poco più di 700 residenti.

La sfida sarà per i territori più vasti. Mentre sullo sfondo rimane l’agitazione sindacale di Cgil, Cisl, Uil e Fiadel che il 6 luglio incontreranno l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari. Dopo quel confronto, si saprà se lo sciopero verrà confermato.

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