download.jpgRimini, 8 ottobre 2017 – Una pista riminese per l’omicidio di Yara Gambirasio. E’ quella che sta seguendo Ezio Denti, il noto criminologo e investigatore privato che fa parte del pool difensivo di Massimo Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio della 13enne di Brembate. Una pista che parte dall’impiegato arrestato qui qualche giorno fa per pedofilia, e trovato in possesso di un dossier su Yara, 40 pagine con in ognuna una foto della 13enne assassinata associate a filastrocche blasfeme, dove alle parole delle preghiere venivano sostituite porcherie. L’arresto del riminese però sarebbe stato fatto nell’ambito di una maxi inchiesta su una vasta rete di pedofili su cui c’è il più stretto riserbo. Ma è da lì che Denti, arrivato in riviera, ha intenzione di far ripartite le sue indagini.

Perchè è venuto a Rimini?

«Quando ho saputo del ritrovamento del dossier su Yara in casa di quel pedofilo, ho capito che questa può essere una pista importante. Quell’uomo stranamente ha della documentazione sulla ragazzina, ma da quello che ho capito il dossier della ‘pedomessa’, così come è stato chiamato, sarebbe una sorta di bibbia di una rete di ‘mostri’. Devo capire con chi l’arrestato si interfacciava e se quella gente può essere legata a Massimo Bossetti, o se ci sono zone di collegamento con quella in cui Yara è stata uccisa».

Lei sta lavorando alla sua difesa.

«Io sto lavorando per la verità. E quel dossier su Yara è molto interessante. Perchè proprio Yara? Perchè viene indicata come una vittima sacrificale sull’altare della pedofilia? Nei computer e nei cellulari di Bossetti non è stato trovato nulla che possa far pensare che si trovasse coinvolto in un giro simile. Gli stessi investigatori l’hanno escluso».

Ipotizzate che la ragazzina possa essere stata vittima di una setta?

«È una pista che abbiamo sempre seguito, e che con questa indagine su una rete di pedofili prende ancora più consistenza. Anche all’epoca gli inquirenti hanno indagato nell’abito della pedofilia. Sul corpo della giovane vittima sono stati trovati strani segni a croce, sembravano simboli che dovessero rappresentare chissà cosa.E non erano ferite vitali. E poi c’erano quei tagli sui polsi. Sembravano quasi delle ‘firme’ nell’ambito di una setta».

Rimini cosa può entrarci?

«Non Rimini, ma il gruppo di cui quel’impiegato faceva parte. A distanza di sette anni, ora si trova un soggetto con in mano un fascicolo sulla povera ragazzina che viene associata a tutte quelle porcherie. E’ strano. Yara era pulita e candida, e ora ce la ritroviamo descritta in quel modo da un gruppo di malati di mente che inneggiano a colui che l’ha uccisa come se fosse un eroe. Come se, appunto, si fosse trattato di un sacrificio. In quel dossier viene descritta come una ragazzina che è stata sacrificata da qualcuno. Se è Bossetti il colpevole, devo pensare che faccia parte della catena. Ma, ripeto, su di lui non è mai stato trovato nulla di collegabile alla pedofilia».

Una setta implica più persone.

Infatti. Abbiamo sempre pensato che in quel campo a morire di freddo e di stenti, sia stata lasciata da più persone».

Ma il Dna incastra Bossetti.

«Più volte abbiamo spiegato che quel Dna non è completo. Per noi il ritrovamento di quel libro è una pista molto interessante e ho intenzione di seguirla fino in fondo».