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Milioni della camorra in Svizzera, le indagini portano alla Bsi di Lugano

Sequestro a sette zeri di beni appartenenti a una famiglia del napoletano dedita al contrabbando e all’usura. Parte del denaro conservata su conti svizzeri

LUGANO – Conducono anche alla BSI di Lugano le indagini degli inquirenti italiani che hanno portato al sequestro di ingenti somme di denaro appartenenti ai fratelli Potenza (Bruno, Salvatore e Assunta), famiglia di imprenditori del napoletano storicamente dediti al contrabbando di sigarette fino agli anni ’90, poi “convertiti” al più fruttifero settore dell’usura.

Una complessa e articolata attività di indagine svolta dalla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) di Napoli, si è conclusa con il sequestro di beni mobili, immobili e denaro, da “pulire” o da custodire, per un valore che si aggira attorno ai 20 milioni.

Immobili, attività commerciali e conti in Svizzera – Il sequestro ha interessato numerosi immobili, sei società e tre partecipazioni societarie (tra le quali il ristorante “Donna Sophia dal 1931” nel centro di Milano e la sala ricevimenti già nota come “Villa delle Ninfe” a Pozzuoli). Ma anche auto, cinque polizze e ben 66 depositi bancari nazionali ed esteri, alcuni dei quali in Svizzera e per i quali è stata formulata richiesta di assistenza al Ministero pubblico della Confederazione.

Indagine partita nel 2011 – Questi provvedimenti seguono i risultati di un’indagine iniziata nel 2011 che portò al sequestro di beni per 10 milioni di euro, di cui ben otto in banconote trovate nascoste fra le intercapedini delle mura domestiche.

Le nuove ricerche hanno finalmente messo in chiaro l’esistenza di una diffusa economia criminale mascherata, il cui scopo era essenzialmente quello di riciclare il denaro sporco proveniente da attività illecite.

Le indagini fino alla BSI di Lugano – Questo denaro veniva reinvestito in numerosi immobili e locali commerciali ma, anche, in parte, spostato su conti svizzeri. Le operazioni finanziarie con la Svizzera sono state oggetto di penetranti investigazioni nonché di una rogatoria internazionale che ha consentito il sequestro delle ingenti somme di denaro “messe al sicuro” nel nostro paese. Per questo motivo le operazioni sono state estese presso l’istituto di credito BSI Bank di Lugano.

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